Proteggere

Salvaguardare

Difendere

Lasciare in Pace

i Mufloni del Giglio sono da

Il Massacro Segreto dei Mufloni


Muflone nel bosco all'isola del giglio

Il massacro dei mufloni del Giglio è avvenuto in silenzio. La gente del posto, abituata a raccogliere e diffondere rapidamente le notizie, non era a conoscenza dell'evento fino a quando non è stata accidentalmente rivelata la notizia che 19 mufloni erano già stati uccisi.

Sono stati tre anni di tentativi per salvare i mufloni del Giglio con il sostegno di migliaia di persone che hanno firmato una petizione, di numerose associazioni tra cui LAV, ENPA, OIPA e l'Altritalia Ambiente, di scienziati indipendenti, del Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG), della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), di consiglieri, senatori, direttori di parchi e molti altri. Questo evento ha sconvolto tutte le persone coinvolte e ha provocato un'ondata di dissenso in tutta la comunità.





Numero di mufloni uccisi con il progetto LetgoGiglio dell'Ente Parco

%

Tasso di mortalità dei mufloni catturati con l’uso dei lacci dell'Ente Parco

mila

Numero di firme sulla petizione per fermare il progetto di eradicazione.

Numero di mufloni uccisi l'anno scorso con la presenza degli attivisti sull'isola

muflone nel bosco isola dell giglio

Cacciare i Mufloni sull'Isola del Giglio Non è Normale


Il Presidente del Parco, Sammuri, ha risposto prontamente alla notizia, rassicurando l'opinione pubblica in un articolo pubblicato su La Nazione che non c'è nulla di sospetto nella strage. Nella sua breve dichiarazione, il Presidente del Parco ripete per tre volte la parola "normale", cercando di disinnescare la situazione:

Sammuri: "E’ la normale caccia che apre il 15 ottobre… Si tratta di normale caccia fuori dal territorio del parco stesso…. è normale – spiega –.”
Ma la caccia al muflone all'Isola del Giglio è tutt'altro che normale. I mufloni sono presenti sull'isola da quasi 70 anni e l'introduzione della loro caccia nell'area esterna al parco è avvenuta per la prima volta nella storia solo lo scorso anno, nell'ottobre 2022.

L'anno precedente il Parco aveva tentato di sterminare i mufloni del Giglio attraverso un gruppo di cacciatori addestrati nell'ambito del progetto "LIFE - LetsGoGiglio", finanziato con 1,6 milioni di euro, ma i loro tentativi sono stati rapidamente bloccati da LAV, WWF e dall'Onorevole Brambilla, che ha dichiarato che i mufloni dovevano essere salvati, non abbattuti, e trasferiti in riserve. Gli sforzi del Parco per abbattere i mufloni furono sospesi da un accordo ufficiale. Nella stagione successiva, la Regione Toscana emanò la Delibera N.813 che consentiva per la prima volta all'Isola del Giglio l'apertura della caccia al muflone al di fuori dell'area del parco. La delibera di caccia consentiva l'abbattimento di 37 mufloni, l'intera popolazione stimata ancora presente sull'isola, senza limiti di età e di sesso degli individui.

La presenza dei Guardians of the Mouflons all'Isola del Giglio l'anno scorso ha avuto un successo del 100%, poiché nessun muflone è stato ucciso dai cacciatori.


alto tasso di mortalità con

l'Uso dei Lacci Consentito dall’Ente Parco


Muflone catturato con il laccio e messo in gabbia

In più, con un tasso di mortalità in fase di cattura stimato attorno al 20%, l’uso dei lacci utilizzati nel progetto “LIFE LetsGo Giglio” dell’Ente Parco sta causando decessi e danni significativi ai mufloni, configurando il possibile reato di maltrattamento con l’aggravante di aver provocato la morte dell’animale.

Consentendo l’utilizzo dei lacci per le catture l’Ente Parco ha violato anche l’accordo stipulato nel 2021 con WWF e LAV che prevedeva espressamente l’utilizzo di metodi di cattura che garantissero il “benessere animale come previsto dal Protocollo operativo sottoscritto con ISPRA”.

scoperta genetica dei mufloni del giglio

I Mufloni del Giglio Sono da Proteggere


I mufloni sono stati introdotti all’Isola del Giglio nel 1955 da tre famosi naturalisti italiani che all’epoca ne temevano l’estinzione in Sardegna, dove all’epoca ne erano rimaste poche centinaia. Nel corso degli anni, il progetto di conservazione ha avuto successo e la popolazione è cresciuta, ma la diversità genetica dei mufloni sardi è andata in parte perduta.

Un recente studio di genetica pubblicato sulla rivista scientifica Diversity dal titolo "Islands as Time Capsules for Genetic Diversity Conservation: The Case of the Giglio Island Mouflon" ha rivelato che questo piccolo gruppo di mufloni conserva varianti genetiche non più presenti nella popolazione sorgente Sarda. Gli scienziati concludono che i mufloni del Giglio hanno un'alta priorità di conservazione e non devono essere eradicati, ma piuttosto salvaguardati in quanto elemento unico di Biodiversità.

Lo studio ha inoltre confermato che la popolazione di mufloni del Giglio è composta da Mufloni Tirrenici, Ovis gmelini musimon, una specie protetta dalla legge in quanto popolazione sarda.

Il Parco conferma questa legge nel proprio piano d'azione per l'eradicazione, facendo riferimento ad essa a pagina 18: Legge n° 157 dell’11 febbraio 1992, l’Art. 18 comma 1, “Il muflone, con esclusione della popolazione sarda, è una specie cacciabile nel nostro Paese.” Per chi spara, cattura o detiene un muflone sardo, la pena che ne deriva comprende: "l’arresto da tre mesi ad un anno e l’ammenda da 1032,91 euro a 6197,48 euro”.

A pagina 4, l’Ente Parco spiega le motivazioni scientifiche alla base della tutela della popolazione sarda: “…Attualmente si ritiene che le popolazioni sarde conservino ancora una parte rilevante dell’originale diversità genetica attualmente persa o impoverita nei parenti selvatici asiatici e questo fattore suggerisce che debbano essere oggetto di conservazione a differenza delle altre presenti sul territorio nazionale”.

Il recente studio genetico pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Diversity conferma che i mufloni del Giglio sono da proteggere secondo la legge italiana. La scoperta degli aplotipi ancestrali che hanno conservato non solo suggerisce l'importanza della loro conservazione, ma anche l'avvio di un programma di salvataggio genetico per non perdere questa inestimabile diversità genetica. La scoperta scientifica è stata accuratamente spiegata e illustrata dal dottor Paolo Mereu, uno degli autori dello studio, in questo video, durante il Convegno nazionale della LAV di quest'anno.